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Appunti di una signora poco diplomatica


Musica


16 luglio 2005

IN FONDO ALLA NOTTE

                                         Vincent Van Gogh - Starry Night

Anche questa sera mi dedico, e dedico ai lettori ed alle lettrici di notte del mio blog, una canzone di Francesco Guccini. Buonanotte...

SIGNORA BOVARY 

Ma che cosa c’è in fondo a quest’oggi
di mezza festa e di quasi male, di coppie che passano sfilacciate
come garze stese contro il secco cielo autunnale,
di gente che si frantuma in un fiato
senza soffrire, senza capire,
e i tuoi pensieri sono solo uno iato
tra addormentarsi e morire.

Ma che cosa c’è in fondo a questa notte,
quando l’ora del lupo guaisce
e il nuovo giorno non arriva mai
e il buio è un fischio lontano che non finisce
di ore che tagliano come falci
e i tuoi pensieri solo un cane in chiesa
che tutti prendono a calci.

Ma cosa c’è, cosa c’è…
atrii e piastrelle di stazioni secondarie,
strade più strade di avventure solitarie,
clown della notte,
valigie vuote,
piene di trucchi per tragedie immaginarie…
telecomandi per i quotidiani inferni,
battute argute di architetti postmoderni,
amanti andate,
piaceri a rate,
pallottolieri per contare estati e inverni.

Ma che cosa c’è proprio in fondo in fondo,
quando bene o male faremo due conti,
e i giorni goccioleranno come i rubinetti nel buio
e diremo “… un momento… aspetti…” per non essere mai pronti;
signora Bovary, coraggio pure,
tra gli assassini e gli avventurieri…
in fondo a quest’oggi c’è ancora la notte,
in fondo alla notte c’è ancora, c’è ancora…
                                        Francesco Guccini

Ma cosa c'è in fondo alla notte? Un nuovo giorno...




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15 luglio 2005

CANZONE DI NOTTE N° 3

                                Vincent Van Gogh - Notte stellata

Mi dedico, e dedico ai lettori notturni del mio blog, questa canzone di Francesco Guccini.
Buonanotte.

Esistenza che stai qui di contrabbando
come un ladro sempre pronto per fuggire,
ogni età chiude in sé i crismi dello sbando,
sbaglio e intuire,
coi suoi giochi di carambola e rimando,
prendere e offrire,
ma si muoia solo un po’ di quando in quando
e sia a poco a poco che si va a morire;

Ogni giorno è un altro giorno regalato,
ogni notte è un buco nero da riempire,
ma, per quanto, non l’ho mai visto colmato,
(così per dire)
resta solo l’urlo solito gridato,
tentare e agire,
ma si pianga solo un po’ perché è un peccato
e si rida poi sul come andrà a finire.

Lo capisco se mi prendi per le mele,
ma ci passo sopra, gioco e non mi arrendo,
ogni giorno riapro i vetri e alzo le vele,
se posso prendo,
quando perdo non sto lì a mandar giù fiele
e non mi svendo
e poi perdere ogni tanto c’ha il suo miele
e se dicono che vinco, stan mentendo
perché quelle poche volte che busso a bastoni
mi rispondono con spade o con denari,
la ragione diamo, e il vincere, ai coglioni
oppure ai bari;
resteremo sempre a un punto dai campioni,
(tredici è pari)
ma si perda perché siam tre volte buoni
e si vinca solo in sogni straordinari.

Ah quei sogni, ah quelle forze del destino
che chi conta spingerebbe a rinnegare,
ci hanno detto di non fare più casino,
non disturbare,
canteremo solo in modo clandestino,
senza vociare,
poi ghignando ce ne andremo pian pianino
per sederci lungo il fiume ad aspettare;

Quello che mi gira in testa questa notte
son tornato, incerta amica, a riferire;
noi immergenti, noi con fede ed ossa rotte,
lasciamo dire,
ne abbiam visti geni e maghi uscire a frotte
per scomparire;
noi, se si muore solo un po’, chi se ne fotte
ma sia molto tardi che si va a dormire.




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8 luglio 2005

LONDON CALLING

   Il post di pochimabuoni, con l’articolo di Beppe Severgnini (Corriere della Sera) ed il richiamo ad una vecchia canzone, “London calling” dei Clash, mi ha riportata alle atmosfere degli anni Settanta.
   Nessun rigurgito nostalgico, ma la consapevolezza che la contestazione del 1977 è stata decisiva nella formazione di molte coscienze.
Coloro che hanno vissuto quell’esperienza, oggi ormai ultraquarantenni, ne conservano ancora il segno, non in memoria di ciò che è stato e del sogno sognato, ma nell’impegno quotidiano per la costruzione di un mondo più vivibile e solidale.
   Ho trovato il testo integrale di "London calling", ne ho tentato una traduzione. Mi sembra che questa canzone possa ancora “parlare” ai giovani, a quelli di oggi e a quelli di ieri.

LONDRA CHIAMA

Londra chiama le città lontane
Ora che la guerra è dichiarata e comincia la battaglia
Londra chiama il mondo sommerso
Uscite dal guscio, tutti voi ragazzi e ragazze
Londra chiama, adesso non badate a noi
La beatlemania fasulla ha morso la polvere
Londra chiama, guardate che non abbiamo oscillazioni
Tranne il roteare di quel manganello
Arriva l'era glaciale, il sole sta zumando
La fusione è attesa, il grano cresce fine
Le macchine smettono di funzionare ma io non ho paura
Perché Londra sta annegando ed io vivo vicino al fiume
Londra chiama  alla zona d'imitazione
Scordatene fratello, tu puoi raggiungerla da solo
Londra chiama gli zombi della morte
Smettete di resistere e tirate un altro respiro
Londra chiama ed io non voglio gridare
Ma mentre parlavamo ti ho visto distratto
Londra chiama, guardate non siamo schizzati
Tranne quello con gli occhi giallastri
Arriva l'era glaciale, il sole sta zumando
Le macchine smettono di funzionare, il grano cresce fine
Un errore nucleare ma non ho paura
Perché Londra sta annegando ed io vivo vicino al fiume
Londra chiama, si c'ero anch'io
E sapete cosa dicevano….
Bene qualche cosa era vera!
Londra chiama, in cima al quadrante
E dopo tutto questo, non potresti sorridermi?
Non mi sono mai sentito così...

LONDON CALLING

London calling to the faraway towns
Now that war is declared and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard, all you boys and girls
London calling, now don't look to us
Phony beatlemania has bitten the dust
London calling, see we haven't got no swing
Except for the ring of that truncheon thing
The ice age is coming, the sun is zooming in
Meltdown expected the wheat is growing thin
Engines stop running but I have no fear
Becouse London is drowing and I live by the river
London Calling, to the imitation zone
Forget it brother, you can go it alone
London calling to the zombies of death
Quit holding out and draw another breath
London Calling,
and I don't wanna shout
But while we were talking I saw you noddin'out
London Calling, see we ain't got no highs
Except for
that one whit the yellowy eyes
The ice age is coming, the sun is zooming in
Engines
stop running the wheat is growing thin
A nuclear error but I have no fear
Becouse London is drowing and I live by the river
London Calling, yes I was there too
And you know what they said …
Well some of it was true !
London Calling, at the top of the dial
An' after all this, won't you give me a smile?
I never felt so much a' like…




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